Gaggia arborea
(Albizia julibrissin)

Nessuna immagine disponibile

Classificazione scientifica

FamigliaFabacee
GenereAlbizia
Specie julibrissin
Nomi comuniGaggia arborea

Descrizione: Piccolo albero deciduo di rapida crescita, ma non longevo (10-20 anni); tronco diritto alto fino a 10(16) m, glabro e senza spine. La ramificazione è molto espansa e si allarga orizzontalmente creando così una chioma ombrelliforme e piatta. Corteccia grigio-verdastra e liscia, con l'età si solca verticalmente e diventa bruno-scura. Le gemme sono piccole e si sviluppano sulle cicatrici delle foglie dell'anno precedente.

Foglie, Fiori, Frutti: Foglie composte, bipennate, alterne e leggerissime con aspetto piumoso ed elegante, lunghe 20-40 cm, con fino a 60 segmenti verde chiari, oblunghi, talora falcati e che durante la notte si richiudono. Il rachide ha una piccola ghiandola basale.
Fiori numerosi, ermafroditi e profumati, riuniti in capolini subsferici con corto peduncolo, e che a loro volta formano un'ampia pannocchia corimbosa terminale ai rametti. Gli elementi del perianzio sono molto ridotti con corolla giallo-verde, di ca 8 mm, imbutiforme a 5 lobi. Il calice tubiforme, di circa 3 mm, pubescente, con 5 lobi. Gli stami numerosissimi, dall'aspetto piumoso, lungamente sporgenti, saldati alla base e con varie sfumature dal giallo-roseo al violetto. Stilo1, filiforme.
Il frutto è un lomento, lungo 10-15 cm, glabro, bruno a maturazione e schiacciato tra i semi, persistente sull'albero fino alla primavera successiva. I semi bruni, ovali e appiattiti.

Areale, Ecologia: Pianta delle Fabacee, originaria delle regioni dell'Asia orientale e sud-occidentale comprese tra l'Iran orientale, Cina e Corea. La pianta è anche nota come "acacia di Costantinopoli" o "albero della seta persiano" . Il genere prende il nome dall'italiano Filippo degli Albizzi, nobile appartenente alla famiglia fiorentina degli Albizzi, che introdusse A. julibrissin in Europa verso la metà del XVIII secolo. Pianta rustica, ma preferisce zone soleggiate, terreni poveri e sabbiosi, anche calcarei e sopporta una certa salinità nel substrato, da 0 a 300 m s.l.m.  Comunemente coltivata in Italia in quasi tutte le regioni, e globalmente nelle zone di fascia temperata con clima mite ove diventa spesso inselvatichita ed invasiva.


Presenza regionale

Nessuna immagine disponibile
Torna indietro